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| Invettive apotropaiche è, prima ancora d’una raccolta poetica, un grido d’allarme lanciato nelle orecchie del «Sistema» in cui viviamo; le parole e le strofe utilizzate sono “invettive” in quanto si scagliano contro certe degenerazioni dell’esistente e “apotropaiche” perché ambiscono a scacciare le tristezze, gli odi, le paure e le solitudini – in una parola, il “Male” – che ci ronzano attorno. Architettonicamente l’opera è concepita come un viaggio mentale composto da quattro frasi: osservazione e valutazione critica della realtà, ritiro ascetico nel privato, ritorno alla vita. I capitoli in cui le poesie sono racchiuse corrispondono a queste tappe.Bennardo descrive e racconta il Mondo utilizzando soprattutto tre chiavi di lettura: «impegno civile», «sacralità della cultura» e «inquietudine dello scrittore», da cui derivano tanti altri temi. Attraverso arditi voli pindarici si spazia dalla politica al “trash”, dalla crisi economica alla bellezza bucolica, dalle filippiche del disprezzo ai panegirici dell’ammirazione; il tutto senza perdere quell’intensità capace di far risuonare nell’animo i vocaboli scelti dall’autore che, tramite i loro significati, si congiungono istintivamente alla nostra vita. |